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Leggere A Voce Alta: La Relazione Con Il Pubblico

Leggere a voce alta significa comunicare. La lettura a voce alta, per sua natura, innesca una relazione biunivoca e il rapporto con il pubblico è quindi fondamentale per la riuscita della nostra lettura.

Sia che stiamo leggendo a nostro figlio nel nostro salotto di casa, sia che stiamo affrontando una lettura a voce alta di fronte ad un numeroso pubblico, leggere a voce alta è sempre una performance biunivoca. Ricordiamoci quindi che il rapporto con il nostro uditorio – qualunque esso sia – è di fondamentale importanza per la riuscita stessa della nostra lettura.

 

 La voce come strumento

La voce è un effetto corporeo ed è quindi strettamente legata alla nostra interiorità. Spesso si dice infatti che  “la voce non mente” ed proprio per questo che essa, se ben utilizzata, è capace di emozionare il nostro uditorio. L’impatto cheil suono produce a livello emotivo è preponderante, anche rispetto alla vista: è uno dei sensi più immediati!

Per capire la potenza di questo prezioso strumento ci basti pensare,  ad esempio,  che il lettore attraverso il suono della voce, permette al pubblico di evocare immagini. Al lettore spetta quindi il compito di accompagnare l’ascoltatore in un avvincente viaggio attraverso il testo.

 

Leggere a voce alta: un’alleanza tra lettore e ascoltatore

Come dicevamo, la lettura a voce alta presuppone la presenza di due soggetti: chi emette la voce e chi la riceve. La complicità tra lettore a voce alta e ascoltatore si sviluppa attraverso una sorta di alleanza:  il dovere del lettore, da un lato è quello di prepararsi per dare il meglio, quello dell’ascoltatore è di predisporsi a ricevere.

Leggere davanti ad un pubblico ricettivo è sicuramente piacevole, ma anche il pubblico ha il diritto di poter godersi la lettura senza che il lettore diventi un ostacolo: ricordiamoci che il lettore è al servizio del testo e non viceversa!

È necessario quindi che il lettore lasci da parte l’esibizione per mettere avanti il testo: non c’ è niente di peggio che un atteggiamento narcisistico in cui chi legge è centrato su sè stesso.

Un consiglio per il lettore è quello di utilizzare la “tecnica dei rimandi”, ovvero stabilire  un contatto visivo con il proprio uditorio, alzare lo sguardo in vari momenti della lettura in modo da verificarne le reazioni.

 

L’insegnamento che ci danno i bambini

I bambini sono un uditorio esigente ma anche genuino e ci danno un ottimo esempio sul rapporto fra ascoltatore e lettore.

Predisporsi alla voce di chi legge significa anche togliere di mezzo le sovrastrutture, il pensiero vincolante. Il nostro giovanissimo uditorio è lì per conoscere una storia, non per giudicare la bravura di chi legge: se il lettore non funziona, l’ascoltatore bambino se ne va, semplicemente.

E a questo proposito è interessante notare quali sono alcuni aspetti necessari per mantenere viva l’attenzione di un bimbo durante la lettura: coerenza del contenuto, contenuti ben assimilabili, linearità del testo.

Provate ad applicare queste tecniche anche con un pubblico di adulti: scoprirete che l’insegnamento che ci danno i bambini è un buon punto di partenza per migliorarci sia come lettori a voce alta che come “ascoltatori”!

 

Per approfondire l’argomento ascolta anche:

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